RIFLESSIONI

È da un po’ che non scrivo,complici la bella stagione che ci permette di stare all’aria aperta e le vacanze estive.
La fantastica creatura è sempre molto impegnativa,sempre alla scoperta di qualcosa o qualcuno, osserva con stupore ed entusiasmo ogni particolare che la natura ci offre facendomi tornare bambina.
Più la osservo e più mi meraviglio di come apprenda tutto con estrema facilità, la sua mente è in continua espansione,un piccolo universo in divenire e me lo dimostra ogni giorno.
E un po’ la invidio, senza preoccupazioni, affronta la vita nel “qui ed ora”, capace di essere se stessa, senza catene e\o paletti. E’ davvero libera. Lei. E felice.
Allora mi rendo conto che sono io a dover imparare da lei, ad assaporare ogni singolo istante come se fosse l’ultimo, e in realtà lo è; unico ed irripetibile, diverso dall’istante appena passato e non uguale a quello successivo.
La guardo e capisco che è lei a dover educare me (dal latino educêre = “tirar fuori” o “ tirar fuori ciò che sta dentro”) e tutte le mie convinzioni vacillano.
Io sono la sua consigliera, il suo mentore, colei che protegge dai pericoli, che tiene la mano lungo il cammino ma che si fa condurre, poiché sta a lei vivere la sua vita; e sono sempre più convinta nell’autoregolazione del bambino, se lasciato libero di fare, sperimentare e sbagliare.
Ho deciso anche io di vivere il presente (forse con un bimbo diventa quasi una scelta obbligata), di liberarmi dai preconcetti e condizionamenti che mi hanno seguita fino ad ora, per poter comprendere appieno me stessa in relazione a lei. Semplicemente essere, nella sua totalità.
Termino questo mio pensiero con una citazione che mi ha fatto davvero pensare…sta a noi genitori aiutare i nostri figli a conservare tutte le proprie sfumature del viola.

“Di sicuro ricordi il momento meraviglioso in cui il bambino comincia a chiamare le cose per nome. Eppure, ogni volta che imparava una parola nuova, una parola che è anche un po’ loro, di tutti, persino la sua prima parola, una parola bella come luce, io provavo una stretta al cuore, perché pensavo: chissà cosa sta perdendo in questo momento. Chissà quanti tipi di chiarore ha visto e assaggiato e odorato prima di stiparli tutti in quella piccola scatola chiamata “luce”, con quella “c” nel mezzo, come un interruttore per spegnerla” (cit. “che tu sia per me il coltello” di D. Grossman”)

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